[Gfoss] Sardegna: come si fa ad ammazzare l'Open Source

Cassiel raffaele.morelli a gmail.com
Gio 12 Mar 2009 10:19:20 CET


Ciao a tutti.

Il bando della regione sardegna non mi stupisce affatto trattandosi di una
PA, dove ognuno può ricavarsi una nicchia di potere, fare i propri comodi
nonché lavori di basso profilo (un eufemismo) anche utilizzando FOSS.

Per cui, IMHO, l'open source non viene e non verrà certamente ucciso da
bandi di quel tipo, bensì dalla incapacità di diffondere un certo tipo di
cultura all'interno e tra gli addetti ai lavori... e anche dall'opportunismo
bieco di alcuni che lavorano nel settore, sia dell'opensource che del soft
proprietario devo dire.

Esiste il pressapoco anche in matematica, figuriamoci quanto vale una
generalizzazione nell'ambito della PA.
Un bando di quel genere vale come il "due di coppe quando la regnante è
spade", se un amico del dirigente di turno deve vincere la gara, beh... la
vincerà, opensource o proprietario.

Possiamo fare retorica buonista e inneggiare al FOSS ma sappiamo benissimo
che il piatto non si riempie con gli ideali.

r


Il giorno 12 marzo 2009 9.47, Diego Fantoma <info a digitrip.it> ha scritto:

> Ciao,
>
> forse hai colpito il problema.
>
> Ho fatto dei lavori per un ente locale in cui volevano a tutti i costi
> software libero per questioni di costo (mah...). Pur essendo un fondatore di
> un LUG, ho cercato di portarli su prodotti proprietari ma quando ho visto il
> muro mi sono accordato nel girare i fondi dall'acquisto alla consulenza
> (mia...).
>
> Ora, il progetto constava di due prodotti che si integravano: il primo
> andava senza problemi e, anzi, erano molto soddisfatti. Il secondo invece è
> stato un flop su cui ho perso centinaia di ore.
>
> Ma la stessa cosa può succedere anche con il software proprietario, perché
> se scegli male il programma ti capita uguale.
>
> In entrambi i casi un prodotto blasonato regge, uno di nicchia no.
>
> La differenza è stata che avendo il problema, è stato fatto un grande
> sforzo che ha prodotto una vera e propria formazione coatta sul campo, col
> risultato che ora i tecnici hanno una maggiore competenza sui meccanismi
> relativi a quell'ambito e sono capaci di scegliere il prodotto/servizio
> giusto anche senza una consulenza esterna.
>
> Autolesionismo da parte mia? Forse, ma di sicuro rientra in quella tanto
> sventolata condivisione delle conoscenze alla base del software libero.
>
> D'altra parte la prima libertà del FOSS è quella di non usarlo.
>
> ciao
> d
>
>
>
> Luca Mandolesi ha scritto:
>
>>  Invece davanti ad un ente pubblico che ti risponde picche sull'uso del
>> software libero perchè è poco stabile non si hanno garanzie di funzionamento
>> ecc. quali esempi si possono portare. Io per esempio ora sto facendo un
>> lavoro dove tra qgis, grass e gvsig me la cavicchio, ma i crash,
>> comportamenti inaspettati, errori che potrebbero farmi fare danni ne trovo,
>> e li trovo perchè tengo sempre l'atteggiamento di uno che sa che un OS è
>> sempre in corso di sviluppo e qualche baco c'è e lo cerco pure per
>> segnalarlo. Ma qualcuno che lavora nella pubblica amministrazione non ce lo
>> vedo a dover rifare 4 5 volte un vettoriale perchè gli va in crash il
>> programma o se si eliminano features l'indice si incasina. Qua mi par sempre
>> di più che la PA cerchi ripari dietro garanzie contrattuali, più che altro,
>> nel caso i sw facciano casini; da questo punto di vista i sw OS per loro
>> natura non possono essere incatenati a logiche di assicurazioni all'uso,
>> perchè il bello è che se c'è un bug si attiva una "macchina umana" per
>> risolvere il problema e crescere insieme e non una trafila burocratica come,
>> ahinoi, in Italia piace tanto fare.
>>
>> ciao
>
>
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